Il Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino nella Cappella Sansevero a Napoli
Il Cristo Velato nella Cappella Sansevero — foto: David Sivyer from United Kingdom · CC BY-SA 2.0 · Wikimedia Commons

Ci sono opere che si conoscono per fotografia molto prima di vederle e che, davanti agli occhi, risultano comunque diverse da come ce le si immaginava. Il Cristo velato di Giuseppe Sanmartino, nella Cappella Sansevero, è una di queste. È il motivo per cui una piccola cappella nascosta in un vicolo del centro storico è oggi fra i luoghi più visitati di Napoli, con un flusso costante di pubblico in ogni stagione dell'anno.

Una cappella gentilizia diventata museo

La Cappella Sansevero nasce come cappella funeraria della famiglia di Sangro, in una traversa a pochi passi da Piazza San Domenico Maggiore. L'aspetto attuale si deve a Raimondo di Sangro, settimo principe di Sansevero, che a partire dalla metà del Settecento la trasformò in un progetto unitario: un insieme di sculture, decorazioni e riferimenti simbolici pensati come un discorso coerente, non come una semplice raccolta di monumenti funebri.

Raimondo di Sangro fu una figura tipicamente settecentesca e insieme irripetibile: uomo di scienza, inventore, editore, sperimentatore di materiali, massone. Attorno a lui si formò già in vita una leggenda nera che ancora oggi accompagna il racconto della cappella, e che conviene tenere distinta da ciò che i documenti attestano davvero.

Il Cristo velato

La scultura fu realizzata da Giuseppe Sanmartino intorno alla metà del Settecento ed è ricavata da un unico blocco di marmo. Il corpo di Cristo è disteso su un materasso, coperto da un velo che aderisce al volto, al torace, alle gambe, lasciando trasparire i lineamenti e le ferite.

L'effetto è tale che si diffuse presto la voce che il velo fosse un tessuto reale trasformato in pietra grazie a un procedimento alchemico del principe. I documenti d'archivio relativi alla commissione smentiscono la leggenda: il velo è scolpito nello stesso marmo del corpo, ed è proprio questo a renderlo straordinario. Vale la pena girare attorno alla scultura lentamente, perché il velo cambia consistenza a seconda della luce e dell'angolo di osservazione.

Non solo il Cristo

Sarebbe un errore entrare e guardare una sola opera. Lungo le pareti si allineano altre sculture di altissimo livello, fra cui la figura femminile velata nota come Pudicizia, di Antonio Corradini, e il Disinganno di Francesco Queirolo, con una rete di marmo lavorata a giorno che avvolge la figura: un pezzo di virtuosismo tecnico difficile da spiegare a parole e ancora più difficile da immaginare possibile.

La volta è interamente affrescata e conserva colori sorprendentemente vivi. Nell'ambiente sotterraneo sono esposte le cosiddette macchine anatomiche: due scheletri con l'apparato circolatorio ricostruito in modo estremamente dettagliato, realizzati per conto del principe da un anatomista dell'epoca. Anche qui la leggenda parla di procedimenti misteriosi, mentre gli studi moderni indicano l'uso di materiali artificiali come cera e fili metallici.

Consiglio pratico: l'ingresso è a fasce orarie contingentate e lo spazio interno è piccolo. Prenota in anticipo sul sito ufficiale e verifica lì giorni di chiusura e regole di visita, comprese quelle sulle fotografie.

Come prepararsi alla visita

La cappella si percorre in tempi brevi, ma è tra i luoghi in cui conviene rallentare: mezz'ora abbondante, meglio se non nelle fasce più affollate della giornata. L'ingresso si trova in un vicolo laterale e non è particolarmente appariscente, tanto che capita di passarci davanti senza accorgersene.

Qualche accorgimento aiuta a godersela davvero:

  • prenota con anticipo, soprattutto nei fine settimana e nei periodi di maggiore afflusso;
  • arriva qualche minuto prima dell'orario assegnato, perché l'accesso è scaglionato;
  • dedica attenzione anche alle sculture laterali e alla volta, non solo all'opera principale;
  • abbinala a una passeggiata nella zona di San Domenico Maggiore, invece di trattarla come tappa isolata.

Le chiese, i palazzi e le piazze del quartiere raccontano lo stesso mondo che ha prodotto la cappella, e la visita acquista senso se si arriva dopo aver camminato un po' lì intorno. Resta, uscendo, la sensazione di aver visto qualcosa che non si spiega del tutto né con la tecnica né con la leggenda, e che si ricorda a lungo.

Se stai pensando di inserirla nel tuo programma, dormire in centro aiuta a scegliere l'orario migliore senza lunghi spostamenti. Hall inn B&B in Chiostro e Hall inn B&B in Center si trovano in Via del Chiostro 9, a breve distanza a piedi dalla zona di San Domenico Maggiore, mentre Hall inn B&B in Naples è in Via Guglielmo Melisurgo 15, vicino al Molo Beverello.

Visita la Cappella Sansevero partendo da B&B Hall inn

Le camere di B&B Hall inn sono a breve distanza a piedi dalla zona di San Domenico Maggiore. Scrivici su WhatsApp per verificare la disponibilità e organizzare il soggiorno.